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lunedì 2 dicembre 2013
venerdì 11 gennaio 2013
martedì 1 gennaio 2013
A me mi°
Questa espressione, pur essendo condannata nelle scuole, non è un errore ma una semplice libertà stilistica
Vi Auguriamo Un 2013
Vi auguriamo 12 mesi di felicità
365 giorni d'amore
8760 ore di fortuna
525600 minuti di successo
31536000 secondi di amicizia
in ogni bollicina dei vostri brindisi
ci sono tutti i nostri
Frizzanti,
Briosi,
leggeri ed affettuosi auguri
di Buon Anno Nuovo
365 giorni d'amore
8760 ore di fortuna
525600 minuti di successo
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in ogni bollicina dei vostri brindisi
ci sono tutti i nostri
Frizzanti,
Briosi,
leggeri ed affettuosi auguri
di Buon Anno Nuovo
mercoledì 15 agosto 2012
Assunzione della Beata
Vergine Maria
15 agosto
L'Immacolata Vergine,
preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu
assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale
regina dell'universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo,
Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte'. (Conc. Vat. II,
'Lumen gentium', 59). L'Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di
consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La 'dormitio
Virginis' e l'assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche
feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e
solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950.
(Mess. Rom.)
Martirologio Romano:
Solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria, Madre di Dio e Signore
nostro Gesù Cristo, che, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta
anima e corpo nella gloria celeste. Questa verità di fede ricevuta dalla
tradizione della Chiesa fu solennemente definita dal papa Pio XII.
Assunzione della Beata
Vergine Maria
15 agosto
L'Immacolata Vergine,
preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu
assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale
regina dell'universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo,
Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte'. (Conc. Vat. II,
'Lumen gentium', 59). L'Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di
consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La 'dormitio
Virginis' e l'assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche
feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e
solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950.
(Mess. Rom.)
Martirologio Romano:
Solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria, Madre di Dio e Signore
nostro Gesù Cristo, che, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta
anima e corpo nella gloria celeste. Questa verità di fede ricevuta dalla
tradizione della Chiesa fu solennemente definita dal papa Pio XII.
ASSUNZIONE DELLA BEATA
VERGINE MARIA (Messa del Giorno)
Le Letture di oggi sono
tratte dal Nuovo Lezionario,
Grado della
Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico:
Bianco
Dopo l’annuncio, Maria
è partita verso la montagna di Giudea per andare a trovare Elisabetta. Colma
dello Spirito Santo, Elisabetta l’ha benedetta. L’ha proclamata “Madre del mio
Signore”. Fonte di gioia. Beatitudine vivente della fede. Maria ha risposto con
il cantico del Magnificat . Parole ispirate, che lasciano intravedere il suo
cuore. Esse sono per noi il suo “testamento spirituale”. Identificandosi con
Maria, la Chiesa
di tutti i tempi continua a cantare tutti i giorni il Magnificat come suo
proprio cantico.
Celebriamo oggi il
mistero dell’Assunzione. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore,
preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in
corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine
della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio
della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna
la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. L’Apocalisse ci
mostra “un segno grandioso del cielo”: la Donna che ha il sole per mantello, e una corona
di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale.
“Figura e primizia della Chiesa”. Primizia nel dolore della maternità al
servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel
focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra
riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza.
Il suo eterno Magnificat.
Antifona d'ingresso
Un segno grandioso
apparve nel cielo:
una donna ammantata di
sole,
con la luna sotto i
suoi piedi
e sul capo una corona
di dodici stelle. (Ap 12,1)
Oppure:
Rallegriamoci tutti nel
Signore,
in questa solennità
della Vergine Maria;
della sua Assunzione
gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di
Dio.
Colletta
Dio onnipotente ed
eterno,
che hai innalzato alla
gloria del cielo in corpo e anima
l’immacolata Vergine
Maria, madre di Cristo tuo Figlio,
fa’ che viviamo in
questo mondo
costantemente rivolti
ai beni eterni,
per condividere la sua
stessa gloria.
Per il nostro Signore
Gesù Cristo...
>
Prima lettura
Ap 11,19; 12,1-6.10
Una donna vestita di
sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Dal libro
dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Si aprì il tempio di
Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso
apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e,
sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e
il travaglio del parto.
Allora apparve un altro
segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle
teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e
le precipitava sulla terra.
Il drago si pose
davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino
appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio
maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo
figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel
deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce
potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e
il regno del nostro Dio
e la potenza del suo
Cristo».
Parola di Dio
>
Salmo responsoriale
Sal 44
Risplende la regina,
Signore, alla tua destra.
Figlie di re fra le tue
predilette;
alla tua destra sta la
regina, in ori di Ofir.
Ascolta, figlia,
guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo
e la casa di tuo padre.
Il re è invaghito della
tua bellezza.
È lui il tuo signore:
rendigli omaggio.
Dietro a lei le
vergini, sue compagne,
condotte in gioia ed
esultanza,
sono presentate nel
palazzo del re.
>
Seconda lettura
1Cor 15,20-26
Cristo risorto è la
primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.
Dalla prima lettera di
san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, Cristo è
risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di
un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei
morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la
vita.
Ognuno però al suo
posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono
di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo
avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti
che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.
L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto
sotto i suoi piedi.
Parola di Dio
Canto al Vangelo ()
Alleluia, alleluia.
Maria è assunta in
cielo;
esultano le schiere
degli angeli.
Alleluia.
>
Vangelo
Lc 1,39-56
Grandi cose ha fatto
per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
+ Dal Vangelo secondo
Luca
In quei giorni Maria si
alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di
Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria,
il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di
Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il
frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da
me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha
sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto
nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica
il Signore
e il mio spirito esulta
in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato
l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le
generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto
per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in
generazione la sua misericordia
per quelli che lo
temono.
Ha spiegato la potenza
del suo braccio,
ha disperso i superbi
nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti
dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni
gli affamati,
ha rimandato i ricchi a
mani vuote.
Ha soccorso Israele,
suo servo,
ricordandosi della sua
misericordia,
come aveva detto ai
nostri padri,
per Abramo e la sua
discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei
circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Maria, madre della
Chiesa, assunta in cielo, è per noi modello di vita. Chiediamo a Dio Padre di
sostenerci lungo il cammino verso la meta celeste a cui lei è giunta nella
gloria.
Preghiamo dicendo:
Ascoltaci Signore.
1. Per la Chiesa , che come Maria
cammina nella storia tra consolazioni e sofferenze, perché sappia confidare
sempre in Dio e discernere la sua volontà nei segni dei tempi. Preghiamo.
2. Perché gli uomini
attraversino il grande viaggio della vita avendo sempre presente la meta, che è
la risurrezione e la vita eterna nella comunione beata con Dio. Preghiamo.
3. Perché sappiamo
riconoscere la dignità del corpo umano, spesso disprezzato o profanato,
riconoscendolo dono di Dio e tempio dello Spirito. Preghiamo.
4. Per tutte le donne,
perché in Maria vedano un modello di vita cristiana, riconoscano in lei le
virtù dell’umiltà, della pazienza, dell’amore gratuito e generoso. Preghiamo.
5. Perché le situazioni
umane, come canta Maria, siano toccate dal dito provvidente di Dio e rovesciate
a favore di chi soffre ed è umiliato. Preghiamo.
O Padre, contemplando
il mistero di Maria, associata in corpo e anima al trionfo di Cristo salvatore,
ci sentiamo famiglia, ci sentiamo figli che chiedono il tuo aiuto, sicuri che
le nostre suppliche saranno ascoltate e accolte. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Salga a te, Signore,
il sacrificio che la Chiesa ti offre
nella festa di Maria
Vergine assunta in cielo,
e per sua intercessione
i nostri cuori,
ardenti del tuo amore,
aspirino continuamente
a te.
Per Cristo nostro
Signore.
PREFAZIO
Maria icona della
Chiesa pellegrinante.
È veramente cosa buona
e giusta,
nostro dovere e fonte
di salvezza,
rendere grazie sempre e
in ogni luogo
a te, Signore, Padre
santo,
Dio onnipotente ed
eterno.
Oggi la Vergine Maria ,
madre di Cristo, tuo
Figlio e nostro Signore,
è stata assunta nella
gloria del cielo.
In lei, primizia e
immagine della Chiesa,
hai rivelato il
compimento del mistero di salvezza
e hai fatto risplendere
per il tuo popolo,
pellegrino sulla terra,
un segno di
consolazione e di sicura speranza.
Tu non hai voluto
che conoscesse la
corruzione del sepolcro
colei che ha generato
il Signore della vita.
E noi,
uniti agli angeli e ai
santi,
cantiamo con gioia
l’inno della tua lode:
Santo...
Antifona di comunione
Tutte le generazioni mi
chiameranno beata,
perché grandi cose
ha fatto in me
l’Onnipotente. (Lc 1,48-49)
Preghiera dopo la
comunione
O Dio, che in questo
sacrificio eucaristico
ci hai resi partecipi
della tua salvezza,
fa’ che per
l’intercessione della Vergine Maria
assunta in cielo
giungiamo alla gloria
della risurrezione.
Per Cristo nostro
Signore.
Omelia (15-08-2006)
a cura dei Carmelitani
La visita di Maria a
Elisabetta (Luca 1,39-56 )
1. LECTIO
a) Orazione iniziale:
Spirito Santo, Spirito
di sapienza, di scienza, di intelletto, di consiglio, riempici, ti preghiamo
della conoscenza della Parola di Dio, riempici di ogni sapienza e intelligenza
spirituale per poterla comprendere in profondità. Fa' che sotto la tua guida
noi possiamo comprendere il vangelo di questa solennità mariana. Spirito santo
abbiamo bisogno di te, il solo che continuamente modella in noi la figura e la
forma di Gesù. E ci rivolgiamo a te, Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, che
hai vissuto la presenza inebriante e totalizzante dello Spirito Santo, che hai
sperimentato la potenza della sua forza in te, che l'hai visto operante nel tuo
Figlio Gesù sin dal grembo materno, apri il nostro cuore e la nostra mente,
perché siano docili all'ascolto della Parola di Dio.
b) Lettura del vangelo:
39In quei giorni Maria
si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe
udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu
piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e
benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore
venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il
bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto
nell'adempimento delle parole del Signore».
46Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica
il Signore
47e il mio spirito
esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato
l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le
generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto
in me l'Onnipotente.
e Santo è il suo nome:
50di generazione in
generazione la sua misericordia
si stende su quelli che
lo temono.
51Ha spiegato la
potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi
nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i
potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni
gli affamati,
ha rimandato i ricchi a
mani vuote.
54Ha soccorso Israele,
suo servo,
ricordandosi della sua
misericordia,
55come aveva promesso
ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua
discendenza, per sempre».
56Maria rimase con lei
circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
c) Momenti di silenzio
orante:
Il silenzio è una
qualità di chi sa ascoltare Dio. Impegnati a creare in te un atmosfera di pace
e di silenziosa adorazione. Se sei capace di stare in silenzio davanti a Dio
potrai ascoltare il suo respiro che è Vita.
2. MEDITATIO
a) Chiave di lettura:
Benedetta tu fra le
donne
Nella prima parte del
vangelo odierno risuonano le parole di Elisabetta, «Benedetta tu fra le donne»,
precedute da un movimento spaziale. Maria lascia Nazaret, collocata al nord
della Palestina, per recarsi al sud, a circa centocinquanta chilometri, in una
località che la tradizione ha identificato con l'attuale Ain Karem, poco
lontana da Gerusalemme. Il muoversi fisico mostra la sensibilità interiore di
Maria, che non è chiusa a contemplare in modo privato ed intimistico il mistero
della divina maternità che si compie in lei, ma è proiettata sul sentiero della
carità. Ella si muove per portare aiuto alla sua anziana cugina. Il recarsi di
Maria da Elisabetta è connotato dall'aggiunta 'in frettà che sant'Ambrogio
interpreta così «Maria si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse
incredula della profezia o incerta dell'annunzio o dubitasse della prova, ma
perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un
servizio, con lo slancio che le veniva dall'intima gioia... La grazia dello
Spirito Santo non comporta lentezze». Il lettore, però, sa che il motivo vero
del viaggio non è indicato, ma lo può ricavare attraverso delle informazioni
desunte dal contesto. L'angelo aveva comunicato a Maria la gravidanza di
Elisabetta, già al sesto mese (cfr. v. 37). Inoltre il fatto che ella si
fermerà tre mesi (cfr. v. 56), giusto il tempo perché il bambino possa nascere,
permette di ritenere che Maria intendeva portare aiuto alla cugina. Maria corre
e va là dove la chiama l'urgenza di una necessità, di un bisogno, dimostrando,
cosi, una spiccata sensibilità e concreta disponibilità.
Insieme con Maria,
portato in grembo, Gesù si muove con la Madre. Da qui è facile evincere il valore
Cristologico dell'episodio della visita di Maria alla cugina: l'attenzione è
soprattutto su Gesù. A prima vista potrebbe sembrare una scena concentrata
sulle due donne, in realtà, ciò che è importante per l'evangelista è il
prodigio presente nel loro concepimento. La mobilitazione di Maria tende, in
fondo, a far incontrare le due donne.
Appena Maria entra in
casa e saluta Elisabetta, il piccolo Giovanni ha un sussulto. Secondo alcuni il
sussulto non è paragonabile agli spostamenti del feto, sperimentati da ogni
donna incinta. Luca usa un verbo greco particolare che significa propriamente
'saltare'. Volendo interpretare il verbo, un po' liberamente, lo si può
indicare con 'danzare', escludendo così l'accezione di un fenomeno solo fisico.
Qualcuno ha pensato che quella 'danza' la si potrebbe considerare una forma di
'omaggio' che Giovanni rende a Gesù, inaugurando, non ancora nato,
quell'atteggiamento di rispetto e di sudditanza che caratterizzerà la sua vita:
«Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale non son degno di
sciogliere i legacci dei suoi sandali» (Mc 1,7). Un giorno lo stesso Giovanni
testimonierà «Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo che è
presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo ora questa mia
gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,29-30). Così
commenta s. Ambrogio: «Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì
per primo la grazia». Una conferma di questa interpretazione la troviamo nelle
stesse parole di Elisabetta che, riprendendo al v. 44 lo stesso verbo greco già
impiegato al v. 41, precisa: «Ha esultato di gioia nel mio grembo». Luca, con
questi particolari, ha voluto evocare il prodigio verificatosi nell'intimità di
Nazaret. Solo ora, grazie al dialogo con un'interlocutrice, il mistero della
divina maternità lascia la sua segretezza e la sua dimensione individuale, per
diventare un fatto noto, oggetto di apprezzamento e di lode.
Le parole di Elisabetta
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo
che la madre del mio Signore venga a me?» (vv. 42-43). Con un'espressione
semitica che equivale a un superlativo («fra le donne»), l'evangelista vuole
attirare l'attenzione del lettore sulla funzione di Maria: essere la «Madre del
Signore». E quindi a lei viene riservata una benedizione («benedetta tu») e una
beatitudine beata. In che consiste quest'ultima? Esprime l'adesione di Maria
alla volontà divina. Maria non è solo destinataria di un arcano disegno che la
rende benedetta, ma pure persona che sa accettare e aderire alla volontà di
Dio. Maria è una creatura che crede, perché si è fidata di una parola nuda e
che ella ha rivestito col suo «sì» di amore. Ora Elisabetta le riconosce questo
servizio d'amore, identificandola «benedetta come madre e beata come credente».
Intanto Giovanni
percepisce la presenza del suo Signore ed esulta, esprimendo con quel movimento
interiore la gioia che scaturisce da quel contatto salvifico. Di tale evento si
farà interprete Maria nel canto del Magnificat.
b) Un canto di amore:
In questo canto Maria
si considera parte degli anawim, dei 'poveri di Dio', di coloro che 'temono
Dio' riponendo in Lui ogni loro fiducia e speranza e che sul piano umano non
godono nessun diritto o prestigio. La spiritualità degli anawim può essere sintetizzata
dalle parole del Salmo 37,79: «Nel silenzio sta innanzi a Dio e in lui spera»,
perché «coloro che sperano nel Signore possederanno la terra».
Nel Sal 86,6 l 'orante, rivolgendosi
a Dio, dice: «Dona al tuo servo la tua forza»: qui il termine 'servò esprime il
suo essere sottomesso, come anche il sentimento dell'appartenenza a Dio, di
sentirsi sicuro presso di lui.
I poveri, nel senso
strettamente biblico, sono coloro che ripongono in Dio una fiducia
incondizionata; per questo sono da considerarsi la parte migliore, qualitativa,
del popolo d'Israele.
Gli orgogliosi, invece,
sono coloro che ripongono tutta la loro fiducia in se stessi.
Ora, secondo il
Magnificat, i poveri hanno mille motivi per rallegrarsi, perché Dio glorifica
gli anawim (Sal 149,4) e abbassa gli orgogliosi. Un'immagine presa dal NT, che
traduce molto bene l'atteggiamento del povero dell'AT, è quella del pubblicano
che con umiltà si batte il petto, mentre il fariseo compiacendosi dei suoi
meriti si consuma nell'orgoglio (Lc 18,9-14). In definitiva Maria celebra
quanto Dio ha operato in lei e quanto opera in ogni credente. Gioia e
gratitudine caratterizzano questo inno alla salvezza che riconosce grande Dio
ma che pure fa grande chi lo canta.
c) Alcune domande per
meditare:
- La mia preghiera è
innanzitutto espressione d'un sentimento o celebrazione e riconoscimento
dell'azione di Dio?
- Maria è raffigurata
come la credente nella Parola del Signore. Quanto tempo dedico all'ascolto
della Parola di Dio?
- La tua preghiera si
alimenta alla Bibbia, come ha fatto Maria? Oppure sono dedito al devozionalismo
che produce a getto continuo preghiere incolori e insapori? Sei convinto che
ritornare alla preghiera biblica è sicurezza di trovare un alimento solido,
scelto da Maria stessa?
- Sei nella logica del
Magnificat che esalta la gioia del dare, del perdere per trovare,
dell'accogliere, la felicità della gratuità, della donazione?
3. ORATIO
a) Salmo 44 (45),
10-11; 12; 15b-16
Il salmo, in questa
seconda parte, glorifica la regina. Nella liturgia odierna questi versetti sono
applicati a Maria e ne celebrano la grandezza e la bellezza.
Figlie di re stanno tra
le tue predilette;
alla tua destra la
regina in ori di Ofir.
Ascolta, figlia,
guarda, porgi l'orecchio,
dimentica il tuo popolo
e la casa di tuo padre.
Al re piacerà la tua
bellezza.
Egli è il tuo Signore:
prostrati a lui.
Con lei le vergini
compagne
a te sono condotte;
guidate in gioia ed
esultanza
entrano nel palazzo del
re.
b) Preghiera finale:
La preghiera che segue
è una breve meditazione sul ruolo materno di Maria nella vita del credente:
«Maria, donna che sa gioire che sa esultare, che si lascia invadere dalla
consolazione piena dello Spirito santo, insegnaci a pregare perché possiamo
anche noi scoprire la fonte della gioia. Nella casa di Elisabetta, tua cugina,
sentendoti accolta e capita nel tuo intimo segreto, prorompesti nell'inno di
esultanza del cuore, parlando di Dio, di te in rapporto a Lui, e della inaudita
avventura già avviata di essere madre di Cristo e di noi tutti, popolo santo di
Dio. Insegnaci a dare un ritmo di speranza e fremiti di gioia alle nostre
preghiere, a volte logorate da amari piagnistei e intrise di mestizia quasi
d'obbligo. Il Vangelo ci parla di te, Maria, e di Elisabetta: ambedue
custodivate nel cuore qualcosa, che non osavate o non volevate manifestare a
nessuno. Ciascuna di voi, però, si sentì compresa dall'altra, quel fatidico
giorno della visitazione e aveste parole e preghiera di festa. Il vostro
incontro divenne liturgia di ringraziamento e di lode al vostro ineffabile Dio.
Tu, donna della gioia profonda, cantasti il Magnificat, rapita e stupita di
quanto il Signore andava operando nell'umile sua serva. Magnificat è il grido,
l'esplosione della gioia, che scoppia dentro ciascuno di noi, quando si sente
accolto e compreso».
4. CONTEMPLATIO
La vergine Maria,
tempio dello Spirito Santo, ha accolto con fede la Parola e si è consegnata
interamente alla potenza dell'Amore. A motivo di ciò è diventata icona dell'interiorità,
cioè tutta raccolta sotto lo sguardo di Dio e abbandonata alla potenza
dell'Altissimo. Maria tace di sé, perché tutto in lei possa parlare delle
meraviglie del Signore nella sua vita.
martedì 14 agosto 2012
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa della Vigilia)
Le Letture di oggi sono tratte dal Nuovo Lezionario,
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: Bianco
La solennità dell’Assunzione di Maria è una celebrazione della sua risurrezione. Per essere stata
Tutti sono corruttibili, cioè, ogni essere umano è composto di carne e di sangue destinati a perire. Dopo la morte e sepoltura, avviene la decomposizione. Nel giro di pochi anni, rimane ben poco ad indicare che quel tale una volta camminava su questa terra.
Tutti sono mortali, cioè, per ciascuno viene il giorno della morte. Nessuno vive per sempre. La medicina moderna e la tecnologia riusciranno forse a prolungare la vita fino a ottanta, novanta, o anche cento anni, ma, prima o poi, la sorte di ogni essere umano è quella di morire. La morte è un evento a cui nessuno riesce a sfuggire.
Però, grazie alla risurrezione di Gesù, Dio ha trasformato ciò che era corruttibile e mortale in incorruttibile e immortale. Quando Dio ha risuscitato Gesù dai morii e gli ha elargito una nuova vita eterna, ha anche reso possibile che ogni essere umano fosse risuscitato dai morti e partecipasse alla vita nuova ed eterna. Il corpo umano morirà e si decomporrà, ma Dio ha dimostrato che questa non è la fine.
Dio ha sconfitto la morte risuscitando Gesù dai morti. Ha rivestito il corpo risorto di Gesù di incorruttibilità e di immortalità. La morte ha perduto la battaglia; Dio ha riportato vittoria. Dopo Gesù, Maria è stata la prima a risorgere e ad essere rivestita della vita incorruttibile ed immortale di Dio. Quello che Dio ha fatto per Gesù e per Maria sarà fatto per ogni credente.
Antifona d'ingresso
Grandi cose di te si cantano, o Maria:
oggi sei stata assunta sopra i cori degli angeli
e trionfi con Cristo in eterno.
Colletta
O Dio, che volgendo lo sguardo all’umiltà
della Vergine Maria
l’hai innalzata alla sublime dignità di madre
del tuo unico Figlio fatto uomo
e oggi l’hai coronata di gloria incomparabile,
fa’ che, inseriti nel mistero di salvezza,
anche noi possiamo per sua intercessione
giungere fino a te nella gloria del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
>
Prima lettura
1Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa.
Dal primo libro delle Cronache
In quei giorni, Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l’arca del Signore nel posto che le aveva preparato. Davide radunò i figli di Aronne e i levìti.
I figli dei levìti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore. Davide disse ai capi dei levìti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia.
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.
Parola di Dio
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Salmo responsoriale
Sal 131
Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza.
Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.
I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato.
Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto».
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Seconda lettura
1Cor 15,54b-57
Dio ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, quando questo corpo mortale si sarà vestito d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?».
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Lc 11,28)
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che ascoltano la parola di Dio
e la osservano.
Alleluia.
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Vangelo
Lc 11,27-28
Beato il grembo che ti ha portato!
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Parola del Signore
Preghiera sulle offerte
Il sacrificio di riconciliazione e di lode,
che ti offriamo, o Padre,
nell’Assunzione della beata Vergine Maria, Madre di Dio,
ci ottenga il perdono dei peccati
e trasformi la nostra vita
in perenne rendimento di grazie.
Per Cristo nostro Signore.
Prefazio proprio.
Antifona di comunione
Beata
che ha portato in grembo
il Figlio dell’eterno Padre. (cf. Lc 11,27)
Preghiera dopo la comunione
Signore Dio nostro,
che ci hai nutriti del pane di vita eterna
nel ricordo della gloriosa Assunzione
della beata Vergine Maria,
concedi ai tuoi fedeli
di essere liberati da ogni male
nella vita presente e nella futura.
Per Cristo nostro Signore.
Omelia (00-00-0000)
don Luciano Sanvito
Assunti nell'Assunta
Lasciarsi assumere da Dio: è il senso di libertà che Maria ci comunica.
Non avere in mano nostra la storia non è affatto un recedere e un venir meno alla nostra responsabilità, ma un lasciarci precedere da Colei che tutto può nel nome dell'Altissimo:
Anche chi non crede, ma ha la buona volontà della Verità, riconosce in questa Signora dell'Umiltà lo stile pienamente umano e profondamente personale che si sintonizza nella pienezza con il centro dell'Universo, chiunque e qualunque cosa esso sia.
Ma essere assunti e incoraggiati a entrare nel raggio di questa luce che ha come perno
Questa donna, che veglia sulla nostra storia, che è sentinella del mattino nell'attesa e nel realizzarsi in nuce del mondo rinnovantesi alla luce del suo cammino di luce, si riflette su chi si lascia assumere anche oggi con umiltà e verità, con dolcezza e fortezza dello Spirito di Verità, per realizzare, giorno dopo giorno, il Regno di pace e di serenità.
DONNA DELLA VIGILIA, NELL'ATTESA GIOIOSA E SERENA DI NOI...
Gesù,
terminato il ministero in Galilea, si appresta a salire verso Gerusalemme dove
lo aspetta la morte. L'evangelista nota che "in quel momento i discepoli
si avvicinarono a Gesù". Ma la domanda che gli rivolgono manifesta la loro
lontananza dal maestro. Nel brano parallelo di Marco (9, 33 ss.) si riporta la
stessa scena: Gesù ha appena dato l'annuncio della passione e i discepoli,
invece di pensare a quanto hanno ascoltato, si mettono a discutere su chi di
loro fosse il più grande. Quale distanza tra le preoccupazioni del Maestro e
quelle dei discepoli! In verità, è una situazione che continua a ripetersi
anche oggi tra i discepoli: quante volte dimentichiamo il Vangelo perché
preoccupati solo per noi stessi o per i nostri primati! Gesù non rispose subito
con le parole; prese un bambino e lo mise "in mezzo", al centro della
scena, e rivolto ai discepoli disse: "Se non vi convertirete e non
diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli". Con queste
parole inizia il quarto lungo discorso di Gesù, ed è sulla vita della
fraternità cristiana. L'inizio è sorprendente: il discepolo è come un bambino,
ossia come un figlio; e figlio bisogna sempre restare. Gesù non dice che il
bambino deve crescere e diventare adulto. Nel regno di Dio si è sempre bambini,
sempre figli. E aggiunge che il bambino è il più grande. Così inizia il nuovo
mondo che Dio è venuto ad instaurare.
Gesù,
con tono pieno di tenerezza, afferma che chi accoglie uno dei suoi discepoli
accoglie lui stesso. E' un'affermazione che invita ad avere un cuore
disponibile e generoso: accogliendo un discepolo si accoglie lo stesso maestro.
Queste parole però richiamano anche la dignità alla quale i discepoli sono
stati chiamati. Ne nasce una circolarità di attenzione e di amore che lega i
discepoli a Gesù e tra di loro. La vita della comunità sta talmente a cuore a
Gesù da renderlo durissimo contro coloro che la feriscono scandalizzando i
discepoli. E' l'amore geloso del Signore per la sua comunità, per quel gruppo
di discepoli che egli stessi cura con tenerezza e passione grande. Egli vuole
trasfondere in ciascuno dei suoi questo amore, perché tutti si sentano
responsabili della vita dell'intera comunità cristiana. Chiede ai discepoli di
essere durissimi con se stessi per evitare lo scandalo. Invita a tagliarsi la
mano o il piede e a cavarsi l'occhio per evitare di dividere e distruggere. La
vita della comunità cristiana, vale più di qualunque altra cosa. Per Gesù, la
vita della comunità, anzi di tutti gli uomini, valeva più della sua stessa
vita. E' questa la via che il Maestro continua ad indicare ai discepoli.
San Massimiliano Maria Kolbe Sacerdote e
martire
14 agosto
Zdunska-Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 - Auschwitz, 14 agosto 1941
Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in
Polonia. Entra nell'ordine dei francescani e, mentre l'Europa si avvia a un
secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa
e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dà vita al «Cavaliere
dell'Immacolata», periodico che raggiunge in una decina d'anni una tiratura di
milioni di copie. Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori
più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di
sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre
di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando «Ave Maria». Sono le
sue ultime parole, è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato
«patrono del nostro difficile secolo». La sua figura si pone al crocevia dei
problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la
riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte. (Avvenire)
Etimologia: Massimiliano = composto di Massimo e Emiliano (dal
latino)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Memoria di san Massimiliano Maria (Raimondo)
Kolbe, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che,
fondatore della Milizia di Maria Immacolata, fu deportato in diversi luoghi di
prigionia e, giunto infine nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a
Cracovia in Polonia, si consegnò ai carnefici al posto di un compagno di
prigionia, offrendo il suo ministero come olocausto di carità e modello di
fedeltà a Dio e agli uomini.
San Massimiliano Maria Kolbe
Le Letture di oggi sono tratte dal Nuovo Lezionario,
Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Rosso
Massimiliano Maria Kolbe è entrato nell'elenco dei santi con i
titolo di sacerdote e martire. La sua testimonianza illumina di luce pasquale
l’orrido mondo dei lager. Nacque in Polonia nel 1894; si consacrò al Signore
nella famiglia Francescana dei Minori Conventuali.
Innamorato della Vergine, fondò "La milizia di Maria
Immacolata" e svolse, con la parola e con la stampa, un intenso apostolato
missionario in Europa e in Asia. Deportato ad Auschwitz durante la seconda
guerra mondiale, in uno slancio di carità offrì la sua vita di sacerdote in
cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Morì nel
bunker della fame il 14 agosto 1941.
Giovanni Paolo II lo ha chiamato "patrono del nostro
difficile secolo". La sua figura si pone al crocevia dei problemi
emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione,
il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.
Antifona d'ingresso
“Venite, benedetti del Padre mio”, dice il Signore,
“ero malato e mi avete visitato.
In verità vi dico:
ogni volta che avete fatto queste cose
a uno dei miei fratelli più piccoli,
l’avete fatto a me”. (Mt 25,34.40)
Colletta
O Dio, che hai dato alla Chiesa e al mondo
san Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire,
ardente di amore per la Vergine Immacolata ,
interamente dedito alla missione apostolica
e al servizio eroico del prossimo,
per sua intercessione concedi a noi,
a gloria del tuo nome,
di impegnarci senza riserva al bene dell’umanità
per imitare, in vita e in morte,
il Cristo tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te...
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Prima lettura
Ez 2,8-3,4
Io mangiai quel rotolo: fu per la mia bocca dolce come il miele.
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e
non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che
io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo
spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti,
pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia
questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli
mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre
e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per
la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’,
rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».
Parola di Dio
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Salmo responsoriale
Sal 118
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, Signore.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse,
più del miele per la mia bocca.
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
perché sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.
Canto al Vangelo (Mt 11,29)
Alleluia, alleluia.
Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore,
e imparate da me, che sono mite e umile di cuore.
Alleluia.
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Vangelo
Mt 18,1-5.10.12-14
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi
dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e
disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete
come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà
piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi
accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io
vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è
nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si
smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si
è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per
quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del
Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Con fiducia filiale innalziamo la nostra preghiera a Dio Padre che
ascolta la voce dei piccoli e ama l'umiltà del cuore. Preghiamo insieme
diciamo:
Donaci un cuore semplice, o Signore.
Per la santa Chiesa, perché nella parola e nelle opere manifesti
la bontà, la mansuetudine e l'umiltà del suo Maestro. Preghiamo:
Per le giovani coppie, perché vivano il dono della maternità e
paternità come missioni per il rinnovo dell'umanità. Preghiamo:
Per i giovani che si sono smarriti nell'errore e nel vizio, perché
incontrino in tutti noi l'amore e la comprensione del buon pastore.
Preghiamo:
Per gli anziani, perché sappiano accettare con serenità i limiti
delle loro energie e trasmettano la propria esperienza ai giovani, aiutandoli
ad affrontare le varie responsabilità. Preghiamo:
Per i genitori che adottano o prendano in affido bambini e
ragazzi, perché siano segno dell'amore con il quale Dio assiste ogni creatura.
Preghiamo:
Per chi sfrutta e offende i bambini e i giovani.
Per la nostra piena fiducia alla provvidenza di Dio.
O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a condividere la povertà e
l'umiltà della nostra condizione, accogli le preghiere che ti rivolgiamo e aiutaci
a diventare semplici come bambini. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera sulle offerte
Accogli, Signore,
i doni e le preghiere che ti presentiamo
nel ricordo di san Massimiliano Maria,
e fa’ che impariamo ad offrirti come lui
il sacrificio della nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona di comunione
“Non c’è amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici”,
dice il Signore. (Gv 15,13)
Preghiera dopo la comunione
O Dio, premio e gloria dei martiri,
che ci hai nutriti del corpo e sangue del tuo Figlio,
suscita anche in noi da questo sacro convito
il fuoco della carità,
che infiammò san Massimiliano Maria
e lo spinse a donare la vita per i fratelli.
Per Cristo nostro Signore.
Omelia (14-08-2007)
mons.
Vincenzo Paglia
Auguri a tutti coloro che si chiamano Massimiliano
sacerdoti, Laici e tutto il popolo di Dio
Nessuno escluso
lunedì 13 agosto 2012
San Ponziano Papa e martire
13 agosto - Memoria Facoltativa
m. 235
Ponziano, papa dal 230 al 235, e Ippolito, sacerdote, condannati dall'imperatore Massimino ai lavori forzati nelle miniere di Sardegna (235), vi morirono a causa dei maltrattamenti. La traslazione di Ponziano nella cripta dei Papi nel cimitero di Callisto e di Ippolito in quello sulla via Tiburtina a Roma il 13 agosto è attestata dalla 'Depositio Martyrum' (354). (Mess. Rom.)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, che furono deportati insieme in Sardegna, dove entrambi scontarono una comune condanna e furono cinti, come pare, da un’unica corona. I loro corpi, infine, furono sepolti a Roma, il primo nel cimitero di Callisto, il secondo nel cimitero sulla via Tiburtina.
Ponziano, dell'antica e nobile famiglia dei Calpurni, venne eletto papa nel 230, durante l'impero del mite e saggio Alessandro Severo, la cui tolleranza in fatto di religione permise alla Chiesa di riorganizzarsi. Ma proprio in questa parentesi di pace avvenne nella Chiesa di Roma la prima funesta scissione che contrappose al legittimo pontefice un antipapa, nella persona di quell'Ippolito, restituito da un provvidenziale martirio all'unità e alla santità. Ippolito, sacerdote, colto e austero, poco incline all'indulgenza e timoroso che in ogni riforma si celasse l'errore, era giunto ad accusare di eresia lo stesso pontefice S. Zefirino e il diacono Callisto, e quando quest'ultimo fu eletto papa nel 217, si ribellò, accettando di essere lui stesso invalidamente eletto dai suoi partigiani.
Si mantenne nello scisma anche durante il pontificato di S. Urbano I e di S. Ponziano. Intanto l'imperatore Alessandro Severo veniva ucciso in Germania dai suoi legionari e gli subentrava il trace Massimino, che rispolverò gli antichi editti persecutori nei confronti dei cristiani. Trovandosi di fronte a una Chiesa con due capi, senza pensarci su spedì entrambi ai lavori forzati in una miniera della Sardegna. Ponziano è il primo papa deportato. Era un fatto nuovo che si verificava nella Chiesa e Ponziano seppe risolverlo con saggezza e umiltà: perché i cristiani non fossero privati del loro pastore rinunciò al pontificato, e anche questa spontanea rinuncia è un fatto nuovo.
A succedergli fu il greco Antero, che governò la Chiesa per quaranta giorni soltanto. Il gesto generoso di Ponziano deve aver commosso l'intransigente Ippolito che morì infatti riconciliato con la Chiesa nel 235. Secondo un'epigrafe dettata da papa Damaso, Ippolito, pur essendosi ostinato nello scisma per un malinteso zelo, nell'ora della prova "al tempo in cui la spada dilaniava le viscere della madre Chiesa, mentre fedele a Cristo camminava verso il regno dei santi", ai seguaci che gli domandavano quale pastore seguire indicò il legittimo papa come unica guida e "per questa professione di fede meritò d'essere nostro martire". D'altronde studi recenti porterebbero a distinguere tre diversi personaggi: un Ippolito vescovo e scrittore, un Ippolito martire romano e un terzo, autore di saggi filosofici, da identificarsi con l'antipapa contrapposto a Callisto e a Ponziano. I corpi dei due martiri, trasportati a Roma con grande onore vennero sepolti, Ippolito lungo la via Tiburtina e Ponziano nelle catacombe di S. Callisto.
Si mantenne nello scisma anche durante il pontificato di S. Urbano I e di S. Ponziano. Intanto l'imperatore Alessandro Severo veniva ucciso in Germania dai suoi legionari e gli subentrava il trace Massimino, che rispolverò gli antichi editti persecutori nei confronti dei cristiani. Trovandosi di fronte a una Chiesa con due capi, senza pensarci su spedì entrambi ai lavori forzati in una miniera della Sardegna. Ponziano è il primo papa deportato. Era un fatto nuovo che si verificava nella Chiesa e Ponziano seppe risolverlo con saggezza e umiltà: perché i cristiani non fossero privati del loro pastore rinunciò al pontificato, e anche questa spontanea rinuncia è un fatto nuovo.
A succedergli fu il greco Antero, che governò la Chiesa per quaranta giorni soltanto. Il gesto generoso di Ponziano deve aver commosso l'intransigente Ippolito che morì infatti riconciliato con la Chiesa nel 235. Secondo un'epigrafe dettata da papa Damaso, Ippolito, pur essendosi ostinato nello scisma per un malinteso zelo, nell'ora della prova "al tempo in cui la spada dilaniava le viscere della madre Chiesa, mentre fedele a Cristo camminava verso il regno dei santi", ai seguaci che gli domandavano quale pastore seguire indicò il legittimo papa come unica guida e "per questa professione di fede meritò d'essere nostro martire". D'altronde studi recenti porterebbero a distinguere tre diversi personaggi: un Ippolito vescovo e scrittore, un Ippolito martire romano e un terzo, autore di saggi filosofici, da identificarsi con l'antipapa contrapposto a Callisto e a Ponziano. I corpi dei due martiri, trasportati a Roma con grande onore vennero sepolti, Ippolito lungo la via Tiburtina e Ponziano nelle catacombe di S. Callisto.
Autore: Piero Bargellini
Prima lettura
Ez 1,2-5.24-28
Così percepii in visione la gloria del Signore.
Dal libro del profeta Ezechièle
Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechièle, figlio di Buzì, nel paese dei Caldèi, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.
Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra.
Parola di Dio
>
Salmo responsoriale
Sal 148
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le ragazze,
i vecchi insieme ai bambini
lodino il nome del Signore.
Perché solo il suo nome è sublime:
la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.
Ha accresciuto la potenza del suo popolo.
Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.
Canto al Vangelo (2Ts 2,14)
Alleluia, alleluia.
Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria
del Signore nostro Gesù Cristo.
Alleluia.
>
Vangelo
Mt 17,22-27
Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
Parola del Signore
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